Il fintech, il crash e la fiducia

Ritengo il film The Social Network uno dei migliori mai visti sul genere legato al mondo della tecnologia e della nuova era digitale. Per essere chiaro, un “eppoliano” convinto come me per trovare un film su Jobs decente preferisce questo…dato che ciò che è uscito negli ultimi anni è davvero pessimo!

Ma non divago, vado al punto. Il film racconta la storia della nascita di Facebook e tra i numerosi episodi narrati ce quello che interessa molto in questa sede. Al culmine della deriva di Zuckerberg verso Sean Parker (fondatore di Napster, servirebbe un altro post al riguardo!), l’amico e co-fondatore Saverin congela il conto corrente attraverso il quale la nascente società pagava le spese gestionali ma soprattutto…i server!

Zuck non s’incazza perché divergono sulla strategia da adottare…no, s’incazza perché congelando il conto Saverin ha creato il rischio di un crash di Facebook con potenziale danno alla reputazione e quindi minando l’esistenza stessa di Facebook!

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Una mattina in filiale

La nuova finanza (fintech) vs le banche tradizionali, una competizione che vive ancora una fase embrionale.

Non è chiaro se i due mondi andranno in totale contrasto, se collaboreranno attraverso accordi commerciali o addirittura qualcuna comprerà l’altra (forse le banche compreranno le fintech?). Magari, si verificheranno tutte le opzioni a seconda del campo d’interesse.
In attesa, ognuno tesse la propria tela e in questa sede la cosa fondamentale è cercare le soluzioni migliori per i titolari di partita iva all’interno del fintech. L’obiettivo è accompagnare le aziende verso l’innovazione usufruendo di determinati servizi finanziari “disintermediati” e con notevoli vantaggi per l’imprenditore. A monte, prima di procedere con una soluzione fintech c’è un’analisi aziendale che serve a capire quale sia lo strumento più adatto; si scava così nel profondo per arrivare a definire, ad esempio, se serve effettivamente la nuova linea di credito che l’imprenditore richiede.

Capita però che alcuni servizi finanziari non siano ancora coperti dalle fintech.

Parliamo del mutuo. Ad oggi, un mutuo on line un’azienda non può farlo. Può chiedere liquidità attraverso Borsa del credito o Lendix o può scontare fatture con Credimi, Workinvoice e altre due società ma per un mutuo bisogna varcare la soglia della filiale!

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Apple Pay e un paio di sassolini

Da buon fanatico “eppoliano” due righe sull’imminente sbarco di Apple Pay in Italia devo scriverle per forza…

Il primo commento che mi viene da fare, considerando che oramai i pos contactless sono diffusissimi, è –> finalmente potremo uscire di casa per fare la spesa e lasciare il portafogli a casa!

Apple Pay è sempre stata vista come una risposta poco disruptive, un po’ perché alla fine hanno inserito in iPhone il chip nfc (cosa che Steve Jobs detestava) e un po’ perché ci si aspettava che Apple costruisse un payment antitetico alla Banca mentre si è alleata con loro.

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Alternativa al mondo bancario? Vai su Fintastico

 

Lo scopo di questo blog è diffondere il tema fintech e accompagnare i titolari di partita iva e le associazioni di categoria verso la consapevolezza e l’uso di strumenti nuovi. Una “cinghia” di trasmissione fondamentale per fare questo sono anche i professionisti che seguono le aziende e con i quali spesso discuto di quante società fintech stiano nascendo che potrebbero migliorare notevolmente alcuni indicatori delle PMI e micro imprese.

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L’alba di un nuovo mondo

Il titolo l’ho ricavato da una frase di un “promotore fintech” col quale ho avuto una piacevole conversazione telefonica tutta basata sul cambiamento in ambito finanziario, dal P2P lending alla vendita di fatture su piattaforme on line, dall’equity crowdfunding al bitcoin! A un certo punto della telefonata, entrambi gasati ed entusiasti, Carlo mi dice “Pierpaolo, siamo all’alba di un nuovo mondo!“. Una frase meravigliosa che condivido in toto e che mi fa pensare subito dopo a una domanda:

QUANTI NE SONO CONSAPEVOLI?!

Questa domanda ottiene una risposta nella vita reale, ogniqualvolta incontro titolari di partita iva (TPI) che potrebbero ottenere un grande giovamento dall’innovazione ma per diversi motivi ne sono totalmente ignari.

Un motivo molto grave per il quale questo non accade è dato dalla ricettività o meno del TPI. Ci sono titolari ancora legati a finanziare il flusso di cassa con il fido della banca, sono quelli che prestano più attenzione alla banca che al margine delle vendite; sono quelli entrati oramai nel loop “la banca del cazzo mi mette in difficoltà” e che nel 2017 equivale al “sei fottuto alla grande”! Sono, da un lato, diventati schiavi dei loro clienti peggiori e, dall’altro, sono sotto botta dei fornitori. L’unica strada è il credito bancario finchè dura…e sappiamo che oggi non dura. Con le conseguenze del caso. Continua a leggere L’alba di un nuovo mondo