Prestito fintech vs Prestito in filiale

E’ abbastanza chiaro, qui si lavora solo sui titolari di partita d’iva e a breve ci sarà un post dedicato su come sta evolvendo l’approccio di Soluzioni Rateali verso le esigenze delle micro e piccole aziende.

Mi capita ancora di ricevere segnalazioni per pratiche di prestito a privati che in genere non accolgo più e giro a colleghi che operano nel canale tradizionale. Però la settimana scorsa mi sono capitate due opportunità molto interessanti che mi hanno indotto un po’ a “sfruttarle” come test.

Nell’arco della stessa giornata mi sono piovute sul tavolo due richieste di prestito personale con caratteristiche molto molto simili: richiedenti donne, part time con stipendio 7/800 euro, non indebitate e con richieste da € 6000 e € 5000. Anche altri parametri importanti quali vivere in casa di proprietà, intestatari di conto corrente, banca dati “bianca”. Insomma, profili identici con simili redditi…l’occasione era troppo ghiotta per non fare un bel confronto tra il canale fintech (piattaforma di peer-to-peer lending) e quello tradizionale (la filiale di una nota società finanziaria)!

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Il credito bancario sempre più difficile

Ok, sono un fan e credo fortemente nel fintech così tanto che qui mi occupo esclusivamente di canali alternativi alle banche e alle società finanziarie classiche.

Le banche restano sempre importanti e con la rivoluzione fintech dovranno fare i conti. Dovrebbero cavalcarla o allearsi, pena l’estinzione o la sudditanza ai gruppi stranieri già più avanti sul tema ma la situazione in cui si trovano è abbastanza complicata.

Eh sì, perché nonostante il mainstream giornalaio/televisivo spesso ci racconti le favole del tipo “le nostre banche sono solidissime” (questa andava in voga nel 2012) o “…le banche stanno riducendo gli NPL” (questa è di queste settimane), siamo sempre in credit crunch, ossia le banche riducono l’erogazione del credito alle aziende!

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Traghettare le imprese

Ieri, il mio amico siculo Gaetano La Rosa ha postato un video su Facebook sull’impatto dei robot che soppianteranno quasi tutti i lavori svolti oggi dall’essere umano. Un giovanissimo ricercatore italiano (ovviamente, lui “ricerca” negli Usa mica nel Belpaese) ci ha scritto su anche un libro e prospetta una società dove il lavoro sarà quasi totalmente svolto da macchine.
 
Ora, questo giovane ricercatore (o futurista, come segnalava la didascalia della tv pubblica) sarà un’estremista, un castastrofista o un genio che ha capito tutto…questo non lo so ma guardo la realtà. La guardo specialmente nei settori che conosco, credito e grande distribuzione, e oggi rilevo questi a titolo di esempio:
 
1) Amazon in USA sta testando i supermercati SENZA cassieri;
2) eCommerce aumenta ogni anno le sue quote di mercato a DISCAPITO del commercio fisico, del negozio fisico;
3) i ROBOadvisor sono realtà anche in Italia (la banca del “giallo”, per info);
4) Bitcoin, potrà avere effetti incredibili e imprevedibili ma molto di più la BLOCKCHAIN, il motore di gestione delle criptomonete —> “Si tratta di un registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete. Non si rende necessaria la presenza di terze parti fidate.” (articolo interessante su Starmag
 

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I rutilanti anni 80…nel 2017!

Ah, i rutilanti anni 80 quando l’Italia era la V potenza industriale della Terra!

anni 80

Altri tempi, eppure c’è ancora chi vive in quell’epoca.
Ho letto un articolo del blog dello Studio Panato che è un capolavoro per la disanima della situazione imprenditoriale italiana e per il messaggio chiaro che lancia.

Va letto tutto d’un fiato ed è impossibile non essere d’accordo. A me ha colpito in particolare questa parte:

 “E se in azienda si iniziava ad avere il fiato corto, beh nessun problema, un giorno si e l’altro pure le banche chiamavano per offrire soldi a tassi bassi. In fin dei conti aumentano i debiti ma la cassa è sempre piena, la crisi prima o poi passerà e se le banche son le prime a credere nella mia impresa che problema c’è?”

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Si riparte nel segno dell’innovazione!

L’anno scorso di questi tempi lanciavo il blog per supportare un nuovo inizio nel mondo del credito ai privati da autonomo.

Un 2016 da dividere in due parti. Il primo semestre impegnato da collaboratore di mediatore creditizio e quindi gestendo principalmente mutui e poi prestiti, cessioni del quinto. Il punto cardine dell’attività era trovare clienti privati. Il secondo semestre, chiusa la fallimentare esperienza con il mediatore creditizio, ho avuto modo di entrare in contatto con le aziende.

Non era né una strategia né un mio asset di sviluppo ma mi capitavano “casi” da approfondire su segnalazioni di amici o consulenti.

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