Apple Pay e un paio di sassolini

Da buon fanatico “eppoliano” due righe sull’imminente sbarco di Apple Pay in Italia devo scriverle per forza…

Il primo commento che mi viene da fare, considerando che oramai i pos contactless sono diffusissimi, è –> finalmente potremo uscire di casa per fare la spesa e lasciare il portafogli a casa!

Apple Pay è sempre stata vista come una risposta poco disruptive, un po’ perché alla fine hanno inserito in iPhone il chip nfc (cosa che Steve Jobs detestava) e un po’ perché ci si aspettava che Apple costruisse un payment antitetico alla Banca mentre si è alleata con loro.

Apple a volte cambia le regole del gioco in modo radicalmente disruptive (iPhone, iPad) e altre in accordo con il mercato che impatta (iTunes vs le case discografiche). Probabilmente, questo è determinato dalla struttura del mercato/segmento che vuole aggredire e quello bancario/finanziario è troppo forte, troppo normato e complesso per essere “hackerato” come la telefonia.

Alla fine, Apple potrebbe avere ragione da vendere. Segnali che questa possa essere la chiave di lettura giusta sono dati dall’evoluzione delle startup mobile pos che nel 2013/2014 rappresentavano una novità tecnologica e un costo interessante per i negozianti ma che non hanno saputo sfruttare. Hanno perso tempo più nell’essere autoreferenziali invece che investire in sviluppo marketing&commerciale e posizionarsi rispetto alla concorrenza “succhiasoldi” delle banche. Risultato finale? Le banche hanno avuto il tempo di recuperare terreno e sfruttare la tecnologia con un piccolo dettaglio, però.. avevano già il portafoglio clienti —> startup mPos ormai tagliate fuori, storia chiusa.

Questo stesso rischio corrono oggi alcune fintech che si occupano di mobile payment. Nel momento in cui Apple Pay diventa primo nella mente dei possessori di iPhone come strumento di mobile payment, quanto tempo ci metterà Android Pay a giungere in Italia e fare lo stesso? Quindi, come faranno a inserirsi gli altri player nella mente dei possessori di iPhone e Android se da cliente diventa fisiologico pagare con lo smartphone come se fosse la carta di pagamento? Se lavorano bene, investendo pesantemente in marketing&commerciale, solo come seconda scelta. A meno che non parta anche Facebook…allora, non ci sarà storia.

C’è poi una lezione per i titolari di partita iva, dai commercianti alle piccole catene fino alla GDO.

A parte rarissime e illuminate eccezioni, pare che la rivoluzione digitale e mobile non sia stata registrata alle latitudini della grande distribuzione. Ma non solo. Spesso mi sgolo con il negoziante, con il barista o pizzeria di turno che non adotta una soluzione easy e low cost come Satispay, ad esempio.

Che si parli di mobile marketing o mobile payment loro sono miopi e ne so qualcosa direttamente. Non avendo voluto minimamente approfondire proposte meritorie e interessanti di mobile payment innovativi costruiti proprio sulla Gdo in funzione del cliente finale (ogni riferimento a Sinba è espressamente voluto!), perderanno un pezzetto della catena a favore di Apple Pay e Android Pay. Infatti, un conto è gestire una payment app (brandizzata o meno non è importante) con la quale “gestire” il cliente mentre entra nel negozio/super/iper, mentre fa la spesa e mentre paga, un altro è non avere nessuna di queste fasi sotto il proprio controllo.

Con Apple Pay il mobile payment entra nel mondo del retail e della GDO dalla porta d’ingresso quando era un processo che avrebbe dovuto gestire direttamente il negoziante!

Cosa significa tutto questo? Ad esempio, sarà molto più difficile intercettare e capire il comportamento di acquisto dei propri clienti attraverso il pagamento dato che è molto difficile che Apple condivida i dati dei propri clienti; e se deciderà di condividere…a quale prezzo?

Investire in mobile (payment e marketing) è IMPERATIVO CATEGORICO per le partite iva che commerciano, dal negozio di detersivi al bar, dal supermercato all’ipermercato multinazionale.

#applepay

 

Lascia un commento