Il fintech, il crash e la fiducia

Ritengo il film The Social Network uno dei migliori mai visti sul genere legato al mondo della tecnologia e della nuova era digitale. Per essere chiaro, un “eppoliano” convinto come me per trovare un film su Jobs decente preferisce questo…dato che ciò che è uscito negli ultimi anni è davvero pessimo!

Ma non divago, vado al punto. Il film racconta la storia della nascita di Facebook e tra i numerosi episodi narrati ce quello che interessa molto in questa sede. Al culmine della deriva di Zuckerberg verso Sean Parker (fondatore di Napster, servirebbe un altro post al riguardo!), l’amico e co-fondatore Saverin congela il conto corrente attraverso il quale la nascente società pagava le spese gestionali ma soprattutto…i server!

Zuck non s’incazza perché divergono sulla strategia da adottare…no, s’incazza perché congelando il conto Saverin ha creato il rischio di un crash di Facebook con potenziale danno alla reputazione e quindi minando l’esistenza stessa di Facebook!

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Il credito bancario sempre più difficile

Ok, sono un fan e credo fortemente nel fintech così tanto che qui mi occupo esclusivamente di canali alternativi alle banche e alle società finanziarie classiche.

Le banche restano sempre importanti e con la rivoluzione fintech dovranno fare i conti. Dovrebbero cavalcarla o allearsi, pena l’estinzione o la sudditanza ai gruppi stranieri già più avanti sul tema ma la situazione in cui si trovano è abbastanza complicata.

Eh sì, perché nonostante il mainstream giornalaio/televisivo spesso ci racconti le favole del tipo “le nostre banche sono solidissime” (questa andava in voga nel 2012) o “…le banche stanno riducendo gli NPL” (questa è di queste settimane), siamo sempre in credit crunch, ossia le banche riducono l’erogazione del credito alle aziende!

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I rutilanti anni 80…nel 2017!

Ah, i rutilanti anni 80 quando l’Italia era la V potenza industriale della Terra!

anni 80

Altri tempi, eppure c’è ancora chi vive in quell’epoca.
Ho letto un articolo del blog dello Studio Panato che è un capolavoro per la disanima della situazione imprenditoriale italiana e per il messaggio chiaro che lancia.

Va letto tutto d’un fiato ed è impossibile non essere d’accordo. A me ha colpito in particolare questa parte:

 “E se in azienda si iniziava ad avere il fiato corto, beh nessun problema, un giorno si e l’altro pure le banche chiamavano per offrire soldi a tassi bassi. In fin dei conti aumentano i debiti ma la cassa è sempre piena, la crisi prima o poi passerà e se le banche son le prime a credere nella mia impresa che problema c’è?”

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Filiali da incubo

Poco tempo fa ho risentito un vecchio cliente, di quelli così vecchi che io non avevo ancora capelli bianchi, grazie a un’attività di marketing “ard” (non è un errore, l’acronimo vuol dire a risposta diretta!) che mi ha raccontato il “tritacarne” di una filiale che ha dovuto sopportare non con una ma con ben due banche!

tritacarne

Doveva semplicemente richiedere circa € 40.000 per una ristrutturazione su una casa del valore di circa € 250.000! Premessa: profilo buonissimo, lui e moglie lavorano, no mutuo, nessun finanziamento in corso, due conti correnti senza sconfinamenti.

Si reca dalla banca 1, una nota per essere a dimensione Nazionale e con forte focus sul Lavoro…Dopo aver raccolto tutti i documenti possibili si reca in filiale alle 9 del mattino convinto che come è noto le banche alle 8.20 siano già aperte, INCREDIBILMENTE la trova chiusa! Arriverà una dipendente intorno alle 9.45 e la filiale aprirà alle 10…

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